Psicologia Analitica | Claudio Frasson, Psicologo Psicoterapeuta Analista a Torino, Chieri e online
Psicologia Analitica
Carl Gustav Jung in tal modo definì la sua teoria psicologica quando si separò da Sigmund Freud. Tale teoria, assai complessa, presuppone l'esistenza, oltre che di un inconscio individuale, anche di un inconscio collettivo [1], con le sue immagini primordiali o forme archetipiche della psiche umana, di cui il simbolo è la formulazione migliore di un aspetto essenziale dell'inconscio che necessita di essere integrato alla coscienza. Quanto più universalmente questo aspetto è diffuso tanto più universale è anche l'azione del simbolo, poiché fa vibrare una corda affine in ciascuno.
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Inconscio collettivo e immagini archetipiche
In ambito clinico, l’ipotesi dell’inconscio collettivo e delle forme archetipiche viene utilizzata in modo prudente e operativo: serve a spiegare perché, al di là della storia personale, nei sogni e nelle fantasie compaiano motivi ricorrenti (figure genitoriali idealizzate o terrifiche, immagini di viaggio, morte e rinascita, animali guida, ecc.) che rinviano a situazioni umane universali. Il lavoro analitico consiste nel collegare queste immagini sia alla biografia concreta del paziente sia al loro valore più generale, così che il soggetto possa riconoscere nella propria esperienza qualcosa che non è solo “sintomo privato”, ma parte di un problema umano condiviso; questo passaggio, in molte casistiche junghiane, ha un effetto stabilizzante sull’Io e riduce vissuti di isolamento, vergogna o colpa eccessiva.
[Immagine tratta dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung]
Simboli e trasformazione del sintomo
Per Carl Gustav Jung i simboli [2] sono i contenuti fondamentali della psiche umana, immagini di fenomeni dell'esistenza, quali la maschilità, la paternità, la femminilità, la maternità, l'infanzia, la crescita, l'amore, la morte. Ciò che il pensiero presenta in termini astratti, è raffigurato dall'inconscio per via di immagini concrete. Nell'immagine simbolica è contenuto sempre qualcosa di più di quanto non sia traducibile in termini razionali.
In analisi, questo significa che sogni, fantasie spontanee, immagini prodotte nel gioco o nel disegno non vengono trattati come semplici “codici da decifrare”, ma come rappresentazioni vive di uno stato psichico complesso. La lettura clinica del simbolo procede per associazioni, confrontando il materiale del paziente con temi culturali e mitici analoghi, e verificando insieme a lui quali significati risultano emotivamente “vivi”. Nei casi documentati dalla tradizione junghiana, la trasformazione del rapporto con un simbolo – per esempio il passaggio da un’immagine persecutoria a una immagine protettiva – si accompagna spesso a una riduzione dei sintomi e a un aumento della capacità di scelta, come se una parte della libido fin lì legata al sintomo si rendesse nuovamente disponibile per scopi più adatti alla vita del soggetto.
Libido e dinamica dell’energia psichica
Nel pensiero di Carl Gustav Jung la libido è l'energia che sostiene la vita psichica, essa coincide con l'energia vitale. La libido nella psicologia analitica comprende sia la sessualità sia i bisogni e gli affetti. La libido è una continua pulsione di vita, una volontà di esistenza che, attraverso la conservazione dell’individuo, tende ad assicurare la conservazione della specie. Il processo vitale viene percepito soggettivamente come aspirazione e desiderio, spirito vitale, energia psichica.
Da un punto di vista clinico, la teoria energetica consente di leggere molti disturbi non solo come “cattive abitudini” o difetti caratteriali, ma come forme di blocco o di canalizzazione rigida della libido. Stati depressivi, somatizzazioni, dipendenze eccessive da una relazione o da un ideale possono essere visti come esiti di un investimento unilaterale dell’energia psichica. Il lavoro terapeutico cerca allora di riconoscere dove l’energia è fissata, quali rappresentazioni la trattengono, e di favorire – attraverso la comprensione e il lavoro simbolico – uno spostamento verso configurazioni più integrate: per esempio, dalla dipendenza esclusiva da un oggetto esterno a un rafforzamento della relazione dell’Io con il proprio Sé, con un corrispondente ampliamento degli interessi e dei legami del paziente.
[Immagine tratta dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung]
Tipologia, Persona, Ombra, Anima e Animus
Gli individui, secondo la psicologia analitica, si possono distinguere in base a una tipologia che si esprime attraverso quattro funzioni fondamentali: pensiero, intuizione, sentimento e sensazione [3]. La personalità in questo modo si compone di molteplici fattori o livelli. I più superficiali sono la maschera e la persona, che ne rappresentano gli aspetti coscienti ed esteriori. Gli elementi respinti e rimossi dalla personalità costituiscono l'Ombra, mentre la totalità psichica è il Sé. Le rappresentazioni psicodinamiche del sesso opposto sono rispettivamente, nell'uomo l'Anima e nella donna l'Animus.
Nella pratica clinica, la tipologia non è utilizzata come etichetta caratteriale, ma come ipotesi di lavoro sul modo in cui una persona percepisce e valuta la realtà. Un paziente a predominanza di pensiero tenderà a gestire il conflitto razionalizzando e argomentando, mentre uno a predominanza di sentimento lo affronterà in termini di valori e di relazione; un tipo sensazione resterà più agganciato ai dati concreti, uno intuitivo ai possibili sviluppi futuri. Queste differenze influiscono sul modo di entrare in analisi, di instaurare il transfert e di reagire all’interpretazione. Un’attenzione clinica alla funzione dominante e a quella inferiore aiuta l’analista a calibrare il linguaggio, a riconoscere resistenze specifiche (per esempio alla dimensione affettiva o immaginativa) e a sostenere gradualmente lo sviluppo delle funzioni meno utilizzate, che spesso sono proprio il luogo dove si manifesta l’Ombra e dove maturano importanti trasformazioni.
[Immagine tratta dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung]
Dialettica degli opposti e processo di individuazione
La psiche è concepita da Carl Gustav Jung come sistema di autoregolazione e la sua attività consiste in una continua dialettica di opposti. L'urgenza del simbolo [4], ancora ci ricorda Carl Gustav Jung, chiede alla coscienza di comprenderlo, chiede che le differenze tra la coscienza e l'inconscio confluiscano in una soluzione, che viene offerta all’individuo per aiutarlo nelle sue scelte. “Ma quando ciò non avviene, il processo d'Individuazione continua, con la differenza che ne diventiamo le vittime e che veniamo trascinati verso quella meta inevitabile che avremo potuto raggiungere invece con i nostri stessi mezzi, sol che avessimo di tanto in tanto consacrato un po’ di fatica e pazienza al tentativo di comprendere i numina della via del destino”.
In questo senso, molte situazioni cliniche possono essere lette come espressione di una polarizzazione estrema: tra adattamento sociale e bisogni interiori, tra razionalità e affetto, tra dipendenza e isolamento, tra controllo e abbandono. Il sintomo compare dove l’Io non riesce più a reggere la tensione degli opposti e si irrigidisce su una sola posizione. Il setting analitico offre uno spazio in cui questa tensione può essere mantenuta e pensata: attraverso il dialogo, i sogni, le immagini e le variazioni del transfert, si cerca una “terza” possibilità che non coincida semplicemente con un compromesso, ma con una configurazione nuova della personalità. Nella letteratura junghiana, questo processo è descritto come uno dei meccanismi principali attraverso cui si produce un cambiamento stabile, perché modifica sia l’assetto dell’Io sia il suo rapporto con l’inconscio.
Proprio attraverso l’individuazione, cioè la perpetua interazione tra l’Io e il Sé, si manifesta il senso individuale di ogni esistenza. In questo modo la psicologia analitica o del profondo potrà continuare ad aiutarci a pensare e immaginare le trasformazioni che aiutano la cura dell'Anima e che rispondano alle sfide epocali che attendono l’uomo.
Clinicamente, questo non significa che il trattamento miri a un ideale astratto di “completezza”, ma che i sintomi vengono compresi nel contesto di una traiettoria di vita: ci si domanda a che cosa servano, che cosa stiano cercando di compensare o di esprimere. La direzione della cura non è solo la riduzione del disturbo, ma la possibilità che il paziente sviluppi un rapporto più realistico e al tempo stesso più creativo con se stesso, con gli altri e con il proprio futuro. In molti resoconti di casi, l’individuazione si manifesta come una capacità accresciuta di assumere decisioni coerenti coi propri valori, di tollerare la complessità e di mantenere un dialogo vivo con il proprio mondo interno.
Le nevrosi dipendono, secondo queste vedute, da un disquilibrio tra forze contrarie. Il processo di guarigione psichica è dunque l'integrazione del Sé.
[Immagine tratta dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung]
Tecnica della psicoterapia analitica junghiana
Diversa da quella psicanalitica è naturalmente la tecnica esplorativa e psicoterapica.
Dal punto di vista tecnico, la psicoterapia analitica junghiana condivide con altre forme di psicoterapia psicodinamica l’attenzione al transfert, alle difese e alla storia relazionale, ma insiste in modo particolare sul ruolo dei sogni, delle fantasie e dei simboli come vie privilegiate di accesso ai processi inconsci. L’analista non si limita a interpretare retrospettivamente il sintomo a partire dal passato, ma considera anche il carattere prospettico del materiale onirico e immaginativo: ciò che emerge dall’inconscio viene ascoltato come un tentativo della psiche di riorientare la vita del soggetto. Per questo, oltre all’analisi degli eventi infantili, trovano spazio nel lavoro clinico l’esplorazione della creatività, delle passioni, dell’esperienza spirituale e dei conflitti etici, sempre nella misura in cui sono vitali per quella singola persona.
In pratica, questo si traduce in uno stile di seduta che alterna momenti di analisi dettagliata delle situazioni concrete e delle relazioni attuali, a momenti in cui l’attenzione si concentra sul mondo interno così come appare nei sogni, nelle immagini e nelle reazioni emotive al terapeuta. L’analista offre interpretazioni, ma anche domande e amplificazioni simboliche, e cerca di costruire con il paziente un linguaggio condiviso per parlare di ciò che accade. L’obiettivo non è aderire a un modello teorico rigido, bensì sostenere un processo in cui l’Io possa assumere un rapporto più maturo con le proprie parti rimosse o non sviluppate, riducendo la pressione dei complessi e rendendo più fluida la circolazione dell’energia psichica nella vita quotidiana.
Bibliografia essenziale
Approfondisci
[1] Henri F. Ellenberger, 1970, La scoperta dell'inconscio. Storia della psichiatria dinamica, Tr. it. 1976, Bollati Boringhieri;
[2] Jolande Jacobi, 1942, La psicologia di C.G. Jung, Tr. it. 1971, Bollati Boringhieri;
[3] a cura di Joseph Cambray e Linda Carter, 2004, Psicologia Analitica, prospettive contemporanee di analisi junghiana, Tr. it. 2010, Giovanni Fioriti Editore;
[4] a cura di Carl Gustav Jung e Marie-Louise von Franz, 1964, L'uomo e i suoi simboli, Tr. it. 1967, 2009, Raffaello Cortina Editore.