Benvenuta e Benvenuto, 18 aprile 2026

Jung ‹i̯ùṅ›, Carl Gustav

Carl Gustav Jung a cura di Claudio Frasson, Psicologo Psicoterapeuta Analista a Torino, Chieri e online

Psichiatra, psicologo e storico della cultura (Kesswyl, 26 luglio 1875 - Küsnacht, Zurigo, 6 giugno 1961). Laureatosi in medicina a Basilea nel 1900, passò al nosocomio psichiatrico zurighese Burghölzli per proseguire gli studi di psichiatria sotto la guida di Eugen Bleuler.

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Carl Gustav Jung

[Carl Gustav Jung di fronte alla propria casa nel 1949]

Formazione e primi studi clinici

Nel 1902–1903 Carl Gustav Jung compì un periodo di perfezionamento a Parigi, alla Salpêtrière, seguendo da vicino l’impostazione clinica di Pierre Janet. Da Janet ereditò soprattutto la problematica della dissociazione: l’inconscio come organizzazione di sistemi psichici relativamente scissi, osservabili nelle loro “azioni automatiche”. La sua linea, però, non si fermerà alla descrizione: la dissociazione diventerà, per Carl Gustav Jung, un indizio dinamico, cioè la traccia di forze affettive che strutturano e rendono “autonomi” determinati contenuti.

Tra il 1904 e il 1907, al Burghölzli, mise a punto le ricerche sulle associazioni verbali, correlando stimoli, tempi di reazione, errori e blocchi associativi. È qui che la nozione di complesso acquista spessore metapsicologico: nucleo a tonalità affettiva che interferisce con la coscienza e può comportarsi come un quasi-soggetto (autonomia, coazione, “intrusione” nell’Io). In questa prospettiva, l’associazione non è un test neutro, ma una finestra clinica sulla non-sovranità dell’Io.

Nel 1907, nel lavoro sulla Dementia praecox, Carl Gustav Jung estende il registro psicodinamico alle psicosi: tenta di leggere allucinazione e negativismo come segni di un mutamento dell’investimento libidico e di una vita psichica che si organizza su nessi simbolici quando il rapporto con l’oggetto si spezza. Il punto, già qui, non è “psicologizzare” la psicosi, ma pensare fino in fondo l’autonomia del complesso quando diventa egemone.

L’incontro con Sigmund Freud e l’ingresso nel movimento psicoanalitico avvengono su questo sfondo. Nel 1908 Carl Gustav Jung è tra i protagonisti del primo congresso psicoanalitico (Salisburgo) e, alla fondazione dell’International Psychoanalytical Association (Norimberga, 1910), ne assume la presidenza. La divergenza decisiva non è di “scuola”, ma di concetto: che cosa è la libido, e come si pensa la causalità psichica tra sintomo, fantasia e simbolo.

Carl Gustav Jung alla Clark University

[Clark University - Foto di gruppo del 1909]

Libido, Libro rosso e nascita della psicologia analitica

Con Wandlungen und Symbole der Libido (1911–1912 nello Jahrbuch; poi in volume nel 1912), Carl Gustav Jung sposta la libido oltre il vincolo sessuale freudiano, trattandola come energia psichica generale e trasformabile. Ne segue una diversa teoria del simbolo: non mero travestimento della pulsione, ma forma primaria di elaborazione e di “trasformazione” del conflitto. Il complesso, allora, non è solo residuo rimosso: può funzionare come centro dinamico che produce immagini compensatorie e orienta, nel bene e nel male, la traiettoria del soggetto.

Proprio negli anni immediatamente successivi alla rottura con Sigmund Freud, a partire dal 1913, si apre la fase delle esperienze interiori che Carl Gustav Jung stesso descriverà come un confronto diretto con l’inconscio. In questo periodo egli annota sistematicamente sogni, visioni e fantasie in una serie di taccuini privati, i cosiddetti Black Books (1913–1932), che costituiscono il laboratorio originario della sua cosmologia personale e della futura psicologia analitica. Da questo materiale prende forma Liber Novus, il cosiddetto Libro rosso: un grande manoscritto illustrato in pergamena e carta, avviato a partire dal 1914–1915 e trascritto in forma calligrafica fra il 1915 e circa il 1930, in cui Carl Gustav Jung rielabora in chiave narrativa e simbolica le esperienze vissute tra il 1913 e il 1916. Pubblicato integralmente solo nel 2009 in un’edizione storico-critica, il Libro rosso è oggi considerato come il centro generativo dell’opera junghiana: il luogo in cui compaiono in prima persona i motivi che verranno poi sistematizzati nei lavori teorici (immaginazione attiva, funzione trascendente, configurazioni del Sé e processo di individuazione).

Black Book

[Black Books di Carl Gustav Jung]

Inconscio personale, archetipi e individuazione

La maturazione teorica passa per la distinzione tra inconscio personale e livello collettivo. In Aion, Carl Gustav Jung descrive questa bipartizione affermando che, accanto a una psiche extra-conscia dai contenuti personali, esiste una dimensione extra-conscia i cui contenuti sono impersonali e collettivi. Il collettivo va inteso come ipotesi clinica: ricorrenze formali transindividuali nei sogni e nelle fantasie, che chiedono una concettualizzazione specifica. Da qui l’archetipo, che viene definito in modo rigoroso come l’insieme dei contenuti psichici non ancora sottoposti a un’elaborazione cosciente. Non l’immagine già data, dunque, ma la matrice psichica che rende possibile l’immagine.

Tra il 1916 e il 1917 Carl Gustav Jung mette in circolazione due snodi teorici (The Structure of the Unconscious, 1916; e la sintesi metodologica di Die Psychologie der unbewussten Prozesse, 1917) che funzionano come cerniera tra la rottura col freudismo e la costruzione di un lessico autonomo. Nel 1928, in Die Beziehungen zwischen dem Ich und dem Unbewussten, ritorna sul problema del rapporto Io–processo inconscio e sottolinea esplicitamente che dodici anni di ulteriori esperienze cliniche gli hanno consentito, in quella data, una revisione approfondita delle formulazioni del 1916. Questo dettaglio, spesso trascurato, è clinicamente importante: Carl Gustav Jung pensa l’inconscio come sistema relativamente autoregolativo, capace di reazioni compensatorie, e quindi richiede una tecnica interpretativa che non riduca il materiale a un’unica catena causale, ma lo legga anche nella sua finalità psichica (teleologia).

Sul piano trasformativo, Carl Gustav Jung collega l’integrazione dell’inconscio a un compito che egli stesso definisce come un processo sintetico, al quale dà il nome di processo di individuazione. E nel chiarire l’asse Io–Sé insiste sul fatto che l’Io, per definizione, è subordinato al Sé e sta in rapporto a esso come una parte rispetto al tutto. Clinicamente: l’Io resta necessario, ma non è il tutto. In Psychologische Typen (1921) aggiunge un’ulteriore cornice: introversione ed estroversione come atteggiamenti, e le quattro funzioni come modalità di coscienza. Letta in chiave analitica, la tipologia non è un catalogo di caratteri: è uno strumento per comprendere differenze strutturali dell’Io, quindi anche divergenze nell’assetto transferale e nei conflitti interpretativi (inclusi quelli tra analisti).

Viaggi, simboli e prospettiva culturale

Le esperienze di viaggio degli anni Venti funzionano, in questa cornice, come prova di relatività dell’atteggiamento cosciente europeo. Carl Gustav Jung stesso colloca la svolta nordafricana ricordando che, all’inizio del 1920, partì nel mese di marzo dirigendosi dapprima ad Algeri. La visita ai Pueblo (Taos, Nuovo Messico) è attestata nel gennaio 1925. E la decisione di recarsi in Africa viene collegata a un’esperienza londinese: Carl Gustav Jung racconta che, visitando nel 1925 l’Esposizione di Wembley a Londra, ne uscì con la risoluzione di intraprendere nel prossimo futuro un viaggio nell’Africa tropicale. Più che “etnologia”, qui interessa la clinica: l’Io è un adattamento storico, e i simboli sono regolatori dell’economia psichica.

La torre di Bollingen

In parallelo a queste esperienze di viaggio, Carl Gustav Jung dà forma a un proprio luogo di ritiro sulle rive dell’Obersee, il bacino superiore del lago di Zurigo. Nel 1922, dopo la morte della madre, acquista un terreno a Bollingen; l’anno successivo fa costruire una prima torre rotonda a due piani, in pietra, concepita fin dall’inizio come dimora essenziale e isolata. Negli anni successivi il complesso viene ampliato per tappe: nuovi corpi di fabbrica vengono aggiunti nel 1927, nel 1931 e nel 1935, fino a configurare una sorta di piccolo castello con quattro parti collegate, ognuna legata a un momento biografico e a un’evoluzione interiore. Dopo la morte della moglie Emma, nel 1955, Carl Gustav Jung fa innalzare un ulteriore piano su una delle aggiunte, leggendo lui stesso questo gesto come la rappresentazione, in età avanzata, di un’estensione della coscienza. Per decenni trascorre a Bollingen alcuni mesi all’anno, senza elettricità né comodità moderne, curando personalmente fuoco, acqua e lavori manuali. Nella sua autobiografia descrive la torre come una sorta di “confessione di fede” tradotta in pietra: un tentativo di dare forma architettonica alle immagini interiori maturate nel confronto con l’inconscio e di abitare concretamente il processo di individuazione. A questa topologia simbolica appartiene anche il cubo di pietra eretto nel 1950 sulla riva del lago, in occasione del suo settantacinquesimo compleanno, con iscrizioni alchemiche, mitologiche e filosofiche che condensano, in forma lapidaria, i temi centrali della sua ricerca sulla totalità psichica.

Torre di Bollingen

[Torre di Bollingen di Carl Gustav Jung]

Ruoli istituzionali, collaborazioni ed Eranos

Negli anni Trenta Carl Gustav Jung incrocia ruoli accademici e istituzionali: tra il 1933 e il 1941 tiene lezioni pubbliche all’ETH di Zurigo. Nel marzo 1933 diventa presidente dell’International General Medical Society for Psychotherapy (AÄGP/IAAGP), carica mantenuta fino al 1939 (poi onoraria fino al 1940). Nello stesso periodo, la sua “psicologia dei simboli” si nutre di collaborazioni: con Richard Wilhelm (premessa all’I Ching). Con Heinrich Zimmer, nei seminari del 1933 su sogni e yoga. Con Károly Kerényi, nel lavoro sul “fanciullo divino” (pubblicato originariamente nel 1941, Rascher, Zurigo).

Erich Neumann, Carl Gustav Jung, Mircea Eliade a Eranos nel 1950

[Erich Neumann, Carl Gustav Jung, Mircea Eliade a Eranos nel 1950]

Sul piano della diffusione, Eranos nasce nell’agosto 1933 (Olga Fröbe-Kapteyn e Carl Gustav Jung) come spazio di confronto in cui molte ipotesi junghiane vengono testate e rilanciate. E il 24 aprile 1948 viene fondato a Zurigo il Carl Gustav Jung Institute, per ricerca e formazione clinica. In termini tecnici, la psicoterapia junghiana può essere resa così: un lavoro dialettico sul senso, fondato sull’autonomia del complesso, sulla funzione compensatoria del sogno e sul mantenimento di un confine operativo tra Io e figure dell’inconscio (condizione per evitare la “inflazione” e rendere possibile l’individuazione).

Nel 1948 viene avviata la pubblicazione sistematica delle opere scientifiche di Carl Gustav Jung: in un primo tempo, in tedesco e in inglese; in seguito, l’intera serie delle opere viene pubblicata in francese e in italiano.

Per approfondire come questi temi entrano nel lavoro clinico puoi leggere la pagina sulla psicologia analitica oppure richiedere un colloquio.


Opere di Carl Gustav Jung

Approfondisci
Opere. Vol. 1: Studi psichiatrici.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906263

Opere. Vol. 2: Esperienze e studi sull’inconscio.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906270

Opere. Vol. 3: Psicogenesi delle malattie mentali.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906287

Opere. Vol. 4: Freud e la psicoanalisi.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906294

Opere. Vol. 5: Simboli della trasformazione.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906300

Opere. Vol. 6: Tipi psicologici.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906317

Opere. Vol. 7: Due scritti sulla psicologia analitica.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906324

Opere. Vol. 8: La dinamica dell’inconscio.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906331

Opere. Vol. 9\1: Gli archetipi e l’inconscio collettivo.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906348

Opere. Vol. 9\2: Aion. Ricerche sul simbolismo del Sé.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906355

Opere. Vol. 10: Civiltà in transizione.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833906362

Opere. Vol. 11: Psicologia e religione.
Bollati Boringhieri, 1992.
EAN: 9788833906379

Opere. Vol. 12: Psicologia e alchimia.
Bollati Boringhieri, 1992.
EAN: 9788833906386

Opere. Vol. 13: Studi sull’alchimia.
Bollati Boringhieri, 1992.
EAN: 9788833906393

Opere. Vol. 14: Mysterium coniunctionis.
Bollati Boringhieri, 1992.
EAN: 9788833906409

Opere. Vol. 15: Psicoanalisi e psicologia analitica.
Bollati Boringhieri, 1992.
EAN: 9788833906058

Opere. Vol. 16: Pratica della psicoterapia.
Bollati Boringhieri, 1988.
EAN: 9788833901442

Opere. Vol. 17: Lo sviluppo della personalità.
Bollati Boringhieri, 1989.
EAN: 9788833906416

Opere. Vol. 18: La vita simbolica.
Bollati Boringhieri, 1989.
EAN: 9788833908090

Opere. Vol. 19\1: Bibliografia.
Bollati Boringhieri, 1989.
EAN: 9788833911106

Opere. Vol. 19\2: Indici.
Bollati Boringhieri, 1990.
EAN: 9788833912417